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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Ditemi voi se è normale che Repubblica definisca "antiitaliano" un uomo che si opponeva al colonialismo e al fascismo...  Per sapere invece chi era al-Mukhtar cosiglio questo breve articolo de Il Sole 24 ORE
Che cosa succederà adesso, dopo i clamorosi (???) risultati delle Europee 2009? "Sinistra in libertà" coglierà l'occasione per una bella scissione tra l'anima verde e quella socialista; "Biforcazione Comunista" e i "Consumisti Italiani", terrorizzati dalla pericolosa vicinanza al 4%, non si presenteranno mai più insieme. Il "Partito Demorauco" proporrà sottovoce un nuovo congresso con massimo tre correnti a testa per parisiani, teodem, dalemiani, rutelliani, socialisti, prodiani/ulivisti; "l'Italia dei livori" si arrabbierà il doppio e sempre più sgrammaticatamente; "l'Unione dei Casini" proporrà Vittorio Emanuele Re d'Europa; il "Populismo della Libertà" se la prenderà con i giudici per non aver preso il 40%; la "Lega il Nord" presenterà un candidato sindaco in tutti i comuni settentrionali del Lazio; "'A Destra" lascerà i "Pensionanti" e si unirà con "Fossa Nuova"; i "Radicanti" faranno uno sciopero del sesso e chiederanno a Vespa una trasmissione compensativa per puntare al 4% alle prossime elezioni e poi si scioglieranno. Insomma, non cambierà niente...
Dopo Alberto Asor Rosa, a cui oggi ha piccatamente replicato l'assessore alla sicurezza del Comune di Firenze, Graziano Cioni (se no che tormentone sarebbe?), ecco che interviene sull'argomento nientepopodimeno che Giuseppe Tornatore, nominato esperto di politiche lavavetristiche dal sempre mitico Corriere.it grazie al fatto di essere stato rapinato nelle scorse settimane. Ad occuparsi dell'imperdibile opinione di questo importante esperto (ricordiamo solo incidentalmente che è un regista cinematografico...) è un articolo a firma di Aldo Cazzullo, una delle firme di spicco del quotidiano di Via Solferino, il quale non manca di presentarci il suo personaggio (manco fosse Dostojevsky): nel paragrafo significativamente intitolato "Le disavventure di Tornatore" il nostro eroe è appena "tornato a casa vestito da fantasma per non ostentare le ferite"! Ma veniamo a noi. Questo è il pezzo di intervista a Tornatore che più mi è piaciuto: «E io ricordo il caso di un bambino albanese, che lavava i vetri ai semafori. Un giorno due colleghi lo picchiarono e lo derubarono. Lui corse a casa dai genitori, ma non fu consolato; fu rimproverato. Il giorno dopo uscì per tornare al semaforo, e sparì. Le ricerche durarono giorni, ne scrissero i giornali, i genitori lo pensavano ucciso e rapito. Invece il bambino era fuggito in Albania; era tornato dalla nonna. Ecco, un piccolo lavavetri diede a tutti noi una grande lezione, di coraggio e di dignità». ECCOLO, lo sapevo (leggete il post precedente) che prima o poi sarebbe venuta fuori una qualche storia di un Piccolo Lavavetri, alla Libro Cuore. Prosegue poi Tornatore (con una clamorosa caduta di stile): «Neppure i lavavetri sono tutti uguali. Ci sono quelli che indispettiscono anche me, quando sporcano la macchina per lavarla senza chiedere. Ci sono quelli che sono simpatici e utili, perché aspettano un cenno; e se ho uno spicciolo in tasca il cenno lo faccio sempre, perché i vetri non li lavo mai». Ecco, allora aveva ragione Asor Rosa: purché non si disturbi. E adesso sappiamo anche che Tornatore i vetri non li lava mai.
In una lettera all’autorevole “Corriere della Sera” (si capisce che autorevole è ironico?), Alberto Asor Rosa interviene sul tormentone di fine estate, che non è – come i più ingenui potrebbero pensare – la canzone “Toda joia toda beleza” di Roy Paci e Aretuska, ma la vicenda del Piccoli Lavavetri Fiorentini. Non ho nessuna voglia di discutere di questo ennesimo caso di rumore mediatico. Però c’è questo passaggio di Asor Rosa che mi è piaciuto molto e lo riporto qui sotto “Per forza che la maggioranza, la grande maggioranza, sta con l'ordinanza del Comune di Firenze: mettete insieme la quasi totalità dell'elettorato di centrodestra con la maggioranza di quello di centrosinistra, e avrete questa spaventosa miscela di conformismi, questo incontro di volontà armate, che, invece di confrontarsi e scontrarsi, come sarebbe giusto, beatamente si incontrano e si sommano sui principi fondamentali, il più importante dei quali dice: per favore, preferirei non essere disturbato”.
Ce lo fornisce il Financial Times in un editoriale di Wolfgang Munchau, che riporto anche nel seguito nel caso il link non funzioni. I grassetti miei evidenziano giudizi preconcetti o passaggi fantascientifici
Italy’s bad news for the euro By Wolfgang Munchau Published: April 16 2006 20:00 | Last updated: April 16 2006 20:00 The narrow election victory by Romano Prodi’s centre-left alliance was the worst imaginable outcome in terms of Italy’s chances to remain in the eurozone beyond 2015. I would expect international investors to start taking speculative bets on Italy’s euro membership within the lifetime of a Prodi government. These are not bets on Mr Prodi’s political commitment to the euro. It would be difficult to find a more pro-European politician than the former president of the European Commission. These are bets on economic circumstances that might force a government to take decisions that are unthinkable until the moment they become inevitable. We all know that Italy’s economy is in deep trouble. But it is important to remember that Italy’s problems are different from those of France and Germany. Many continental economies suffer from poor growth and high unemployment. Italy suffers from poor growth, too, even though its employment creation has been impressive. Italy’s problem is lack of readiness for life in a monetary union. Since the euro’s launch in 1999, Italy has experienced massive appreciation of its real exchange rate. Its unit labour costs have risen by 20 per cent relative to Germany’s. While German wages react to aggregate demand, Italian wages continue to rise at about 3 per cent annually. Italy also has a problem with price competitiveness in many economic sectors. A sensible economic reform programme should focus on wage bargaining systems and product and service market regulation. Mr Prodi offers the wrong kind of reform programme. It consists of the same supply-side reforms that have failed in other European countries. Since his rag-bag coalition of moderates, socialists and communists will have a wafer-thin majority in the Senate, he may not even be able to deliver on his own insufficient programme. If Italy continues to lose macroeconomic competitiveness, a populist political movement could well emerge with an agenda for euro withdrawal. Let us think the unthinkable and assume some future Italian government brings back the lira. What would then happen to the country’s mostly euro-denominated debt, which now stands at 106.5 per cent of gross domestic product? Italy would almost certainly be unable to service its obligations to investors in full. It would either convert those debts back into lira at an exchange rate unfavourable to investors or it would default outright. From an investor’s viewpoint, Italian withdrawal from the eurozone is equivalent to sovereign default. Given this outlook, why are financial markets not yet speculating on such an event? Last week, yields on Italian 10-year government bonds traded at only 0.3 percentage points above the yields of equivalent German bonds. This rating suggests that the markets do not currently see a high risk of default. But surely, even if one thinks Italian withdrawal from the eurozone unlikely, the risk is certainly not close to zero either. Three factors may explain the markets’ optimism. First is the view that Italy may be effectively trapped inside the eurozone; leaving it would not solve any economic problems. This argument ignores the fact that default is usually not a consequence of rational choice but of panic. Second is the belief that the European Central Bank would ultimately bail out a defaulting member state. This view may underestimate the ECB’s resolve to observe its no-bail-out rule. Third, even if one accepts the worst-case scenario, it is still highly unlikely that default would occur within the lifetime of a 10-year bond. This argument offers the most plausible explanation for why the markets have not placed a higher risk premium on Italian bonds. It is also explains why bond markets are notoriously poor early indicators of default risk. Bond investors are complacent until they start to panic. After the Italian poll results, will investors remain as optimistic about the subsequent 10-year period during the lifetime of a Prodi government? There is a reasonable chance that risk premiums will rise over the next five years. I would also expect a rise in demand for Italian credit default swaps – financial instruments that allow investors to insure against default. Last week investors would have paid an annual premium of only €21,750 (£15,050) to insure against default on a €10m investment in a 10-year Italian government bond. This is very low given the political and economic uncertainties. CDSs are not natural speculative instruments. A buyer of Italian CDSs is reimbursed only if Italy defaults. But sophisticated investors know how to construct profitable trading strategies from such an unbalanced valuation. Financial markets cannot force a country out of a monetary union through currency speculation – as they forced Britain out of Europe’s exchange rate mechanism in 1992. But there are other ways for investors to exploit a country’s difficulties in a monetary union. This is why there are parallels between Italy today and the UK in 1992. Britain’s political commitment to the ERM appeared as unshakable then as Mr Prodi’s support for the euro looks now. But Britain was neither politically nor economically ready to live under a regime of semi-fixed exchange rates. Italy’s membership of the euro is based on similarly shaky foundations. Fourteen years ago, it took investors a few days to expose a political lie.
Da oggi in poi devo essere più attento a criticare la stampa italiana. O meglio, a criticare SOLO la stampa italiana...
Ho appena finito di leggere "Inciucio" di Travaglio e Gomez. Il libro, estremamente interessante, parte dall'assunto di base che Berlusconi scende in campo nel 1994 per salvare le proprie TV che rischiano di essere sommerse dai debiti; a giudicare dai risultati conseguiti, l'operazione è riuscita. Ma l'opposizione non sta a guardare: collabora! Per esempio la Rai è oggetto di una lottizzazione mai vista neppure sotto la prima Repubblica. Tutte le voci scomode che si oppongono alle larghe intese e ai vari "inciuci" sono messe a tacere, sia in televisione, sia nella politica, sia nei quotidiani.

Tra le parti più interessanti, oltre a quelle su Rai e Mediaset, c'è la storia dell'Unità di Colombo e dei continui attacchi "bipartisan" che le sono stati riservati.
Le ricostruzioni dei fatti, ancorché talvolta un po' forzate, aiutano a comprendere come sostanzialmente siano andate le cose in Italia, un Paese che è in grado di normalizzare persino il conflitto di interessi e in cui le forze di centrosinistra hanno spesso fatto – consapevoli o no – il gioco dell'avversario. Agli autori piace indulgere nella polemica anche spicciola, che però non guasta nel contesto in cui è inserita.
Travaglio e Gomez scrivono in un ottimo italiano, scorrevole e avvincente.
Due sole critiche posso muovere al libro. Una prima al "montaggio": troppo spesso si va avanti e indietro con le date (sopratturro nel capitolo dedicato alla Rai) e il lettore che non conosca alla perfezione i fatti rischia di perdersi. Una seconda è sulla parte finale dedicata alla triplice scalata BNL, Antonveneta e RCS. Anche qui, troppi nomi e fatti raccontati in fretta: si fa veramente fatica a seguire il filo del racconto. Per il resto 10 e lode.
Molto si sta scrivendo sui disordini della banlieu francese. Purtroppo però vedo poca analisi sui disagi della banlieu. A mio avviso si è posta troppa enfasi sull'aspetto etnico, quando si tratta invece di un disagio di forte matrice socio-economica, che nella fattispecie coincide anche prevalentemente con la caratterizzazione etnico-religiosa.
L'ordine pubblico, è vero, è una premessa di ogni sviluppo sociale, ma a volte è anche la spia di un disagio che non può essere ridotto agli aspetti di polizia.
Le periferie - soprattutto quelle molto estese e con poche speranze - sono un tizzone ardente suscettibile di innescare un incendio da sempre, forse addirittura dai tempi dei Romani (ricordate le lotte per il diritto di Cittadinanza?). E nel corso dei secoli non sempre (per non dire mai) ci sono state politiche illuminate per lo sviluppo delle periferie. Che cosa fare? Beh, ci sono interventii di lungo perioro d interventi di breve periodo. In quelli di lungo periodo rientrano le politiche di riqualificazione del territorio dal punto di vista abitativo, sociale, industriale e culturale. Nel breve periodo non è sicuramente corretto ricorrere a "contentini". Meglio un impegno politico trasparente, fatto anche di ammissioni di colpa e serie dichiarazioni di intenti.
Nei subemendamenti presentati alla Camera si cerca di risolvere il problema dello sbarramento... Come? Si prevede un sistema elettorale proporzionale con indicazione del premier, un premio di maggioranza, e soglie di sbarramento differenziate: del 2% se la lista di un partito è in una coalizione, del 4% se corre da sola. Anche per la coalizione si pone una soglia di sbarramento minima: il 10% dei voti nazionali.
Nella prossima versione - e ne sono sicuro - si dirà che tutti i partiti con nomi di due parole che iniziano per "Forza" e finiscono per "Italia" dovranno avere un premio di maggioranza del 50%, mentre le coalizioni che non contengono le lettere CDL nel nome dovranno superare lo sbarramento del 95%. Infine, le coalizioni che si presenteranno con Silvio Berlusconi come leader avranno vinto automaticamente senza che abbia luogo l'inutile competizione, permettendo al Pese di evitare lo spreco di soldi dell'allestimento dei seggi ecc. Tutti i leader rispondenti alle iniziali "F", con l'eccezione di quelli il cui cognome è composto di sole quattro lettere, saranno ineleggibili.
MAMMA MIA!
I difetti del Maggioritario italiano
Che il maggioritario italiano sia un sistema perverso lo dimostra questo semplice esempio.
Ricordo che il 75% viene attribuito con il sistema maggioritario uninominale e il restante 25% con riparto proporzionale.
Se si candidano 3 partiti (A, B e C) e in tutti i collegi uninominali il partito A prende il 34% dei voti, B il 33% e C il 33%, al partito A andranno il 75% dei seggi più il 34% del restante 25%. Su 100 seggi disponibili quindi il partito A avrà 84 seggi, mentre B e C avranno 8 seggi ciascuno.
La nostra costituzione impone che il voto sia "uguale".
In tal caso, invece, il voto di chi ha votato A (34%) vale l'84% dei seggi e cioé il suo voto ha una rappresentanza (leggasi "vale") 2,5 volte il suo peso reale.
Il voto dei cittadini che hanno votato per B e C vale invece 8 seggi a fronte del 33%, ossia ogni voto vale appena il 25% del suo peso reale.
I difetti del proporzionale con sbarramento e premio di maggioranza
la riforma proposta dal Governo per un proporzionale con sbarramento al 4% e premio di maggioranza rischia di far sì che una coalizione che abbia anche la maggiornanza assoluta dei voti ma sia composta per una quota importante da piccoli partiti che non superano il 4% abbia la minoranza parlamentare contro un'altra coalizione che abbia molti meno voti, ma sia composita da partiti che superano lo sbarramento.
In questo caso il meccanismo del premio di maggiornanza ha gli stessi difetti del sistema maggioritario. IN PIU' lo sbarramento rischia di fare avere la maggiornaza addirittura a chi non è nemmeno maggiornaza relativa nel Paese.
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