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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Recentemente, guardando un po' che cosa si dice in giro della pizza di "Il pomodorino", di cui ho appena scritto una piccola recensione, mi sono imbattuto in un articolo pubblicato a settembre su repubblica.it a firma di Mariella Tanzarella. Lo riporto per contestarlo in alcuni punti
La pizza napoletana è low cost
Repubblica — 07 settembre 2008 pagina 1 sezione: MILANO
Visto da fuori, sembra uno di quei locali associati a grandi catene, magari in franchising. Grandi, con molti coperti, rumorosissimi. Impostazione partenopea, prezzi medio-bassi e qualità idem, salvo eccezioni. E invece? Il Pomodorino ha ristoranti a Napoli e a Milano (via Friuli, Solari, Morosini, prossimamente via Crema). Ma ha qualità più che accettabile e prezzi davvero contenuti. Certo, l' ambiente è vastissimo e c' è un po' l' effetto mensa, o meglio, villaggio-vacanze. Il rumore non è attutito. E può capitare che la pasta della pizza si inumidisca un po' e cuoccia meno al centro... Però tutto il resto funziona. I camerieri, pur affannati a servire un numero impressionante di clienti, sono gentilissimi. La pizza (5,30 euro la Margherita), incidenti a parte, è simil-napoletana, fatta con buoni ingredienti. I «cuoppi», i cartoccetti pieni di delizie fritte (mozzarelline, panzerottini, arancini, verdure, 5, 50, oppure tutto pesce, 8,20), sono sfiziosi. E tutto è economico. Il segreto (forse): non è franchising, e tutto, compresi i dipendenti, viene scelto e controllato dai quattro soci napoletani. Il Pomodorino, via Morosini 5, 0255180320, sui 25 euro, carte di credito, sempre aperto. - MARIELLA TANZARELLA ------------ Dunque innanzitutto Il Pomodorino è un marchio in franchising (basta andare sul loro sito per trovare la sezione "franchising", appunto). In secondo luogo l'espressione "può capitare che la pasta della pizza si inumidisca un po' e cuoccia meno al centro" è assolutamente senza senso, può dirla solo chi non ha idea di che cosa sia un impasto e come funzioni una cottura. E che vuol dire pizza simil-napoletana? La pizza di Il Pomodorino è una pizza di tipo napoletano. Le pizze "simil napoletane" sono ben altre: quella della vicina Taverna, per esempio; o quella di Maruzzella in Porta Venezia; quella della Cuccuma in zona Loreto. Ma per non sembrare l'avvocato di Il Pomodorino vi dirò anche un'altra cosa: non è vero che "tutto è economico": a meno che non sfruttiate i menu a ora di pranzo (quelli sì molto convenienti: 7 euro margherita, acqua e macedonia), a cena e nel week end una margherita e una birra con gli amici a cena vi costeranno circa 15 euro e il prezzo salirà oltre i 20 euro in caso di dolce o antipasto e caffè o limocello. Certo che c'è anche di peggio in giro (soprattutto con una qualità nettamente inferiore), ma dire che Il Pomodorino è economico è un po' troppo...
 Tre rondini fanno primavera, se non stiamo parlando delle stagioni meteorologiche, ma di pizza! È con grande piacere che torno a recensire una pizzeria dopo tanto tempo, merito di una 'new entry' nel panorama milanese. Si tratta di "Il pomodorino" di Via Crema, vicino alla metropolitana di Porta Romana. È il quarto ristorante della catena, gestito da Davide, in precedenza alla guida del Pomodorino di Via Solari, sempre a Milano. Tre rondini, dicevamo, perché tre sono state le volte che ho voluto provare questa pizza prima di scriverne. Ed è effettivamente “primavera”: questa pizza si colloca senza nessun dubbio al vertice della graduatoria milanese meritandosi u n 8 e mezzo. La pizza del Pomodorino di Via Crema si distingue da quella degli altri locali del medesimo franchising (con i quali condivide per il resto il buon livello complessivo degli ingredienti e la gradita abbondanza di basilico) in virtù di due punti di forza.  Il primo è l' impasto, merito del maestro Salvatore Marigliano, pizzaiolo "da tre generazioni", come mi ha raccontato oggi. Morbido, consistente e saporito, questo impasto dà soddisfazione senza appesantire. La pizza risulta incredibilmente “ ariosa” e dona persino un senso di freschezza che resiste al caffè e vi farà compagnia ancora qualche ora. Solitamente diffido di impasti troppo bollosi (in genere figli di tanto lievito e poco riposo); in questo caso devo invece dire che la pizza non ha mai dato problemi di digestione. Credo che il merito di questa ariosità vada ricercato nel tipo di lievitazione… ma guai a toccare il segreto del maestro pizzaiolo!  Il secondo piccolo capolavoro è la qualità della cottura con tanto di cornicione a ' 'macchia di leopardo", una vera chicca introvabile altrove. Volete sapere quanto tempo impegano a cuocere una pizza? 55 secondi, un tempo assolutamente eccellente indice di un forno sempre ben caldo ed equilibrato al cielo e al suolo. Qualcuno dei miei accompagnatori non ha esitato a fare accostamenti con il gotha della pizza napoletana, Michele a forcella. A mio avviso il paragone è eccessivo: la maestria dell'impasto, pur notevole, non eguaglia – per consistenza e digeribilità – i maestri di Napoli e anche il fior di latte, che pure è ai vertici di quanto disponibile a Milano, non può avere il sapore del prodotto di Agerola. Resta comunque il grande merito del Pomodorino di Via Crema di aver stabilito un nuovo punto di riferimento per chi vuole mangiare la vera pizza napoletana a Milano. Note di "contorno". Al pomodorino si mangiano anche tante altre cose buone, su tutte consiglio ‘O cuoppo ‘e Zi Filippo, una frittura mista molto gustosa. Da provare, per chi non resiste al fascino delle verdure, la pizza con peperoni, zucchine e melanzane o la “Ferdinando IV” con melanzane fritte. E se ancora non sapete che cosa sono i friarielli, beh… scegliete la salsiccia, friarielli e provola e scoprirete una nuova dimensione del gusto (e se trovate che la salsiccia non è un gran che non ditelo a Davide che si offende!). A pranzo scegliete il menu pizza: margherita o marinara, acqua e macedonia a 7 euro. Invece a cena preparatevi a spendere molto di più: si parte dai 2 euro del coperto, una birra media vi costerà 4,50 euro e una bottiglia d' acqua da un litro 3 euro… Buon appetito a tutti!
Sette anni fa - era il 2001 - su consiglio di un collega andai a provare la celebre pizza de La Taverna, in via Anzani a Milano. Era il tempo in cui trovare una pizza che avesse almeno la forma della pizza a Milano era impossibile. La delusione fu comunque cocente. Stantei il lasso di tempo trascorso, i miglioramenti generali del quadro pizzerie a Milano e una buona dose di buona volontà, supportato dalle continue lodi provenienti da più voci (anche napoletane) mi sono deciso a offrire un'altra chance a La Taverna.  Eccoci allora al dunque. Tanto per cominciare, una pizza dovrebbe essere rotonda, e la mia non lo era. Non un buon inizio. L'aspetto è quello (forma a parte) della vera pizza: cornicione rialzato, basilico ecc. Ma qui finiscono le coincidenze. Quella che ho mangiato stasera poteva essere iscritta a menu come " crostata al pomodoro con fantasia di formaggi", raccogliendo senza dubbio l'entusiasmo dei cultori del dolce e della nouvelle cuisine. Purtroppo hanno chiamato questa cosa "pizza margherita". Non è poi così divertente - il lettore mi creda - sparare sulla croce rossa. Ma mi tocca, devo farlo. Iniziamo dall' impasto. Insignificante, senza sale, senza consistenza. "Forse avranno utilizzato farina tipo 00", ho pensato per un attimo (che avessi ragione?). La cottura poco accorta è la migliore accoppiata per il risultato desiderato: una pizza bruciata fuori, croccante e... vuota dentro, dolce e dalla trama inconsistente. Il formaggio utilizzato è nella media (prodotto caseario a pasta filata senza sapore, ma almeno non c'è la temuta "colata"); il pomodoro buono, mentre il basilico è di tipo genovese (quindi non adatto a una margherita). Parmigiano non rilevato, ma del resto è un optional. Ciliegina sulla torta, un olio veramente pessimo in grado di dare al tutto un vago sapore di frittura. Prezzi contenuti (pizza, coca e coperto 9 euro), servizio sufficiente, locale conciato per le feste, con tanto di vesuvio, foto di Totò eccetera... In sintesi: se cercate un'esperienza di nouvelle cuisine con fantasie insapori a forma di pizza, La Taverna fa per voi. Se volete mangiarvi una pizza, rivolgetevi altrove (magari al Pomodorino che si trova la traversa accanto). Ci sono delle volte in cui non dovrei dare ascolto alla mia tolleranza. Certi sbagli vanno fatti una volta sola. Ma tant'è, anche stavolta l'ho fatto.
Non se la prendano i veri pagani, ma il capo delle divinità del mio Olimpo è sempre stata la pizza di Michele, da onorare presso il tempio di Via Sersale. In quest'ultimo pellegrinaggio è successo l'imponderabile. Zeus ha tradito, e non una volta. Richiesi i suoi auspici sabato alle 18:30, ricevendo in dono una pizza cotta da un nuovo officiante fornaio alle prime armi e con un impasto... non all'altezza. Ripetei allora l'interrogazione dell'oracolo lunedì a pranzo. I sacerdoti erano stavolta quelli della "prima squadra", presente anche il Grande Maestro. Sulla cottura niente da ridire, ma l'impasto... non mi era mai capitato di impiegare più di qualche ora per digerire un paio di tesori; ho digerito a Milano, stanotte. O dei, che pur vi beffate di me, sappiate che da voi dipende il destino dell'umanità. Senza di voi ogni cosa rotonda avrebbe un senso diverso. Aiutateci a superare i nostri tracotanti dubbi.
Forse è ancora troppo presto per scrivere una recensione della pizza de Il Pomodorino di Milano. Vi darò quindi solo qualche anticipazione. Ho mangiato tre volte la pizza in quello di Via Morosini, in zona 22 Marzo, e una volta in quello di Via Solari. In tutti i quattro casi ho mangiato una pizza buona, la migliore di questo periodo. L'ultima, mangiata stasera in Via Solari, è stata la più buona in assoluto, raggiungendo le vette del miglior Solopizza (memorie di un annetto fa). Tutto rose e fiori? Naturalmente no. I prezzi sono cari e i nomi delle pizze sono delle bestemmie (re, vicerè & compagnia bella. Ridateci Margherita, Marinara e Capricciosa!) e poi... manca la prova della lunga distanza. Intanto mi sono un po' consolato del tradimento al buon Alfonso di Solopizza in via Farini scoprendo che uno dei suoi fratelli (Davide) fa parte della società che gestisce il marchio Il Pomodorino... come dire: senza Alfonso o Davide la pizza a Milano non si mangia ;O)
 Con una decisione dell'ultimo secondo il w.e. di Pasqua sono stato a Napoli. Qui mi sono lasciato vezzeggiare dall'ultimo friariello che, ormai fuori stagione, sopravviveva pronto al consumo nel freezer di casa di mammà... che dire: imbattibile! In questa discesa sono poi stato particolarmente felice di aver mangiato tre pizze tutte decenti (da Umberto a Chiaia, da Ettore a Santa Lucia e alla Caraffa in Via Piave). Non ho potuto invece recarmi in pellegrinaggio al Tempio di Via Sersale (da Michele). Rimedierò al più presto. Una nota sulla piazza de La Caraffa. Tanti anni fa (una decina più o meno), andare a mangiare la pizza alla Caraffa era impresa per pochi sbruffoni, me compreso: l'omonima pizza infatti è  un calzone doppio king-size ripieno di parmigiana di melanzane e ricotta e farcito in superficie con pomodoro mozzarella e prosciutto cotto. Considerate le dimensioni e il peso, la pizza La Caraffa viene servita in un doppio piatto, uno classico contenuto all'interno di un maxi piatto in alluminio. E' una pizza-porcata intesa all'uso condiviso, che solo qualche disgraziato come me interpreta invece a proprio ed esclusivo consumo. Devo dire anche che mentre una decina di anni fa le pizze classiche erano invece quasi immangiabili, ora sono assolutamente sufficienti. Per cui: datevi alla Caraffa, ma se temete di soccombere accontentatevi pure di una discreta margherita. PS - Lo so che volete la foto de La Caraffa. Eccovi serviti!
Ebbene sì, dispiace ammetterlo, ma ormai mangiare una buona pizza è difficile anche a Napoli. In quest'ultimo anno in cui sono sceso frequentemente le delusioni sono state tante (i "mitici" Di Matteo e Pellone le più cocenti, ma non le uniche) e le sorprese poche ( La Notizia, la rediviva Trattoria Medina), con qualche conferma (il fuoriclasse di sempre Michele e il Presidente). Mi mancava il ritorno da un altro mito del centro storico, lo storico Sorbillo. Ebbene signori, se ho mai mangiato una pizza peggiore a Napoli negli ultimi dieci anni, che mi cadano i denti! Una cosa atroce, incommentabile, un impasto che definirlo abbozzato è un complimento, salsa di pomodoro salata... La cosa bella è che abbiamo educatamente fatto presente la cosa, sperando che i Sorbillini denunciassero le effettivamente infauste condizioni atmosferiche (era cambiato il tempo repentinamente dall'oggi al domani) o che dessero la colpa alla folla o almeno trovassero una scusante qualsiasi... E invece la pur gentilissima signora ha improbabilmente difeso la qualità del prodotto, dicendo che niente c'era di diverso dagli altri giorni... L'orgoglio poté più della scaltrezza... Signori, penso che niente possa rendermi più giustizia di una foto. Ai posteri l'agil sentenza...
Mi perdonino i lettori più seri di questo blog, ma di recente ho fatto uno splendido incontro tra gli scaffali di un supermercato e non potevo non dedicare uno spazio alla mia nuova fiamma
Ode al mezzo rigatone
Quattordici minuti imponi al dente calor si fa testigo e mai non mente C'è pur chi intero inizia e colla pasce ma tu sì mezzo resti qual si nasce
e poi le nozze e il pomidor raggiante e melanzana e peperon piccante ma ratto il fiato per timor mi manca: che sia cotal la quadratura al cerchio?
Rigatone, ch'al sugo gentil ratto s'apprende Rigatone, c'a nul palato amar perdona
Quando sei anni fa ho scelto di vivere in Italia e non all'estero, una delle motivazioni era la possibilità di tornare spesso a Napoli per mangiare la pizza. Col tempo le cose sono cambiate: grazie alle catene tipo Rosso Pomodoro, Solopizza, Anema e Cozze ecc. oggi si mangiano pizze decenti in tutta Italia. Con mia grande sorpresa però ho scoperto che anche in Spagna oggi si può mangiare una vera pizza napoletana (o quasi, insomma...). Qui sotto nella foto vedete il mio amico Marcelo davanti a una classica Margherita a Barcellona, da Fratelli La Bufala.  So che c'è anche un Anema e Cozze a Madrid (da provare). Insomma, se andate a Barcellona e proprio non sapete accontentarvi di paella e tapas, fatevi un giro in C/ Pau Claris 72 (metro Urquinaona o anche Catalunya). PS - Il coperto costa 1,50 euro, contro i 2,50 dei Fratelli La Bufala milanesi... beati i barcellonesi!
Ecco la mitica pizza di Michele!
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