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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
Non più di un mesetto fa ho intervistato per Rivista di Meccanica Oggi una persona di Prima Industrie. Stavo raccogliendo informazioni per un articolo che parlava di fusioni, acquisizioni e alleanze tra imprese. Di Prima Industrie mi interessavo per via dell'importante acquisizione della società Finn Power.
Non sono impazzito, sto raccontando questo episodio per un motivo meritorio. Dunque, ho saputo adesso che l'amministratore delegato di Finn Power Italia è l'ing. Franco Canna, mio omonimo.
Come? Non valeva la pena leggere questa storia? Beh, allora vuol dire che non amate quanto me le storie diseredate... e questa lo è: si parla tanto e spesso di storie e destini che si incrociano, ma poco di quelli che, magari per poco, non si incrociano affatto. Vorrei dunque approfittarne per fare una dedica alle cose che non succedono.
Ciao a tutti, riprovo a inserire la possibilità dei commenti, ma al prossimo attacco spammoso li tolgo per sempre (e peggio per tutti)
Mi capitano spesso due tipi di sogni mattutini. Il primo si sviluppa a tarda notte e termina con uno stato prossimo alla veglia: sono i sogni più "facili" perché si può in qualche modo "pensare", più che sognare, il finale. Me li ricordo bene, in genere, questi sogni, ma non mi regalano molte emozioni. Poi ci sono i sogni “del week-end”, che iniziano quando la sveglia consuetudinale compie la sua sgradita opera alle sette e mezza ma io vorrei dormire ancora. Allora inizio a pensare a qualcosa che vorrei sognare. È un sogno "pilotato" che potrebbe essere distrutto sul nascere da un rumore, un secondo pensiero che mi svegli definitivamente. Ma, spesso, è il sonno che prende il sopravvento. E allora saranno le severe leggi oniriche che assumeranno il controllo ed è impossibile sapere quale piega prenderà il sogno che avrei voluto fare. Sono i sogni più belli e insieme quelli più angoscianti: regalano sempre grandi emozioni.
Salve a tutti! Di recente è uscito un articoletto su La Repubblica in cui l'autore Gudo Ceronetti contesta l'utilizzo del saluto "Salve" come forma "fredda e sgraziata" e poi addirittura "sgradevolmente infame". Nella sua simpatica prolusione, l'autore passa poi a un elogio del Ciao e dell'addio, forma rimpianta e ormai in disuso. Ci sono rimasto molto male e da giorni medito una replica. Innanzitutto va chiarito che Salve è un saluto benaugurante, derivando dal latino Salvus, cioè sano, in salute. Non è necessariamente un saluto formale. Dico "salve" spesso quando incontro un amico che non vedo da tanto tempo, in luogo dell'abusato "Ma ciaaaaaoooooo"; e soprattutto lo dico quando mi trovo davanti a una platea di persone, senza con questo volerne prendere le distanze. In ogni caso, bisogna ammetterlo, il principale merito di Salve è l'essere l'unica forma che ci salva (mi scuso per il gioco di parole) dalla deriva confidenziale. Ciao è un saluto indubbiamente più intimo, derivante appunto dal suo etimo ricordato dall'autore dell'articolo "sciavo, schiavo, s' intende: tuo". E noi non siamo intimi di tutti, almeno non io. Dunque ben venga una forma cortese, augurale, educata e rispettosa di salutare il prossimo. Il principale merito del Salve è che non presuppone una classificazione, non richiede un atto unilaterale e arrogante, cioè la preventiva decisione sul grado di confidenza che si intende concedere all'altro: è una forma universale, nella misura in cui ci permette di salutare un amico e il vicino in ascensore, senza con questo disdegnare né adulare. Ecco, tanto è quanto dovevo.
Riporto qui sotto il testo di una e-mail che ho appena inviato alla Direzione di un supermercato delle mie parti. Prima di esprimere ogni altro giudizio voglio aspettare una loro risposta. Mi auguro proprio che arrivi, perché il fatto ha veramente bisogno di un chiarimento.
"Buongiorno, mi chiamo Franco Canna e sono un cliente abituale del vostro supermercato. Scrivo per chiedere un chiarimento in merito a un episodio a cui ho assistito oggi. Mi trovavo all'ingresso del supermercato, presso il banchetto dove gli addetti alla sicurezza sigillano buste e pacchetti provenienti dall'esterno. A un certo punto, l'operatore che stava appunto sigillando alcuni pacchetti si è precipitato all'interno del supermercato chiedendo a una ragazza, che era appena entrata e credo stesse prendendo un cestino per la spesa, di uscire dal supermercato. Poco dopo è uscito anche un ragazzo che era con lei. I due hanno chiesto spiegazioni e l'addetto alla sicurezza gli ha detto che, per disposizioni non dipendenti da lui, non era autorizzato a farli entrare. Sempre con molto garbo, ha chiamato un'altra persona (un responsabile, evidentemente) che ha confermato la "disposizione". Non essendo tiuscito ad ascoltare i dettagli della conversazione, ma avendo sentito pronunciare la parola "zingaro" nella conversazione tra due addetti alla sicurezza, successivamente ho chiesto all'addetto che mi aveva sigillato il pacchetto come mai quei due ragazzi non erano potuti entrare, se era un provvedimento preso per quei due specifici soggetti (magari avevano fatto qualcosa in passato) o qualcosa di più generale. Lui mi ha detto testualmente: "Da oggi abbiamo avuto disposizione di non fare entrare gli zingari. Noi dipende da noi, è una disposizione della sicurezza interna valida per tutti gli zingari". Non è come giornalista che scrivo, ma come cittadino. E' da oggi pomeriggio che sono molto adombrato per quello che ho visto (la reazione istantanea è stata quella di uscirmene dal supermercato). Si tratta di un episodio vergognoso, se le cose stanno come i miei occhi e le mie orecchie le hanno viste e sentite. Personalmente, sono abituato a lasciare a tutti la possibilità di chiarire le proprie posizioni prima di farmi un'opinione sulle cose. Per questo vorrei sapere dalla Direzione del supermercato se siete a conoscenza di queste "disposizioni", se le avallate, come le giustificate o se si sia trattato di una iniziativa personale del capo della sicurezza e, in tal caso, se intendete prendere dei provvedimenti. Fiducioso in una vostra cortese risposta, porgo i miei più cordiali saluti"
Che cosa dire di Berlino che non sia stato già detto o scritto? Che Berlino è una città piena di dettagli, dove si avverte il senso del tempo, dove le cose succedono, dove si inizia e si finisce, ma qualche volta ci si ferma. Berlino è Londra, Madrid, Roma; Berlino è tedesca, ma non è la Germania. Berlino offende e stupisce, ricorda e procede, abbatte e custodisce, ruba e mette in mostra. Un edificio della Berlino Socialista nei pressi della Karl Marx Allee Il Sony Center a Potsdamer PlatzDagli improbabili angoli della Berlino occidentale ai vuoti dell'Ost, Berlino è un vortice che ci ricorda che tutto è relativo. Mi è capitato di mangiare una pizza napoletana su una spiaggia sulle rive del fiume; il forno a legna era a un metro dal tratto di Muro più lungo tutt'ora esistente. Non so se questo posto surreale ci sarà l'anno prossimo, perché lì deve sorgere un'enorme arena mediatica. Quello che ci sarà senz'altro saranno l'altare di Pergamo e l'amore vincitore di Caravaggio, gli esercizi di stile degli architetti di mezzo mondo e la memoria che vale la pena serbare. Berlino surreale Colonne del tempio di Atena di Pergamo, a Berlino
Sono appena tornato da una splendida vacanza in Turchia. Qui potete vedere alcune foto di Istanbul, Antalya, Kemer, Fethiye, Kalkan, Kas, Olu Deniz, Bodrum e dintorni, Smirne, Efeso
e qui della Cappadocia
La Turchia attraversa un momento politicamente complesso (se ne parla poco da noi) da cui non le sarà facile uscirne senza ferite. La laicità e l'unitarietà dello stato ataturchiano si scontra con l'incalzare dei partiti religiosi e nazionalisti. L'esercito, l'Islam e il PKK schiacciano, ognuno con le sue ragioni, l'incredibile ottimismo e l'intelligenza di quelle genti, la cui storia è insieme sofferenza, superbia e poesia.
In questa estate 2008 ci sono due cose che non mi fanno sudare in santa pace: lo spam e l'antispam. Il primo, che ha infestato i commenti di questo blog nonostante le precauzioni e le misure di sicurezza, mi costringono a sospendere momentaneamente la possibilità di commentare i post. Spero che presto le cose migliorino, chissà. Peggio dello spam è però l'antispam della mia posta al lavoro, un sistema pazzesco. Vi bastino due dati: nessuna funzionalità di apprendimento (benché apparentemente la funzione "rilascia questo muittente" ci sia, lui se ne frega amabilmente e la volta successiva sono punto e a capo). Il secondo dato è numerico: ricevo circa 15-20 messaggi antispam al giorno. Tra le procedure deliranti di visualizzazione e rilascio delle mail, preferirei centomilavolte le mail di eurofarmacia nella mia posta in arrivo! Allora sorge la domanda: ma se l'antispam spamma, chi fa l'antispam dell'antispam? Buona settimana
In questi giorni due aziende che mi hanno fornito per anni beni e servizi hanno perso un cliente.
Il primo caso è quello del Supermercato “Il Gigante” di Cinisello Balsamo, di cui sono cliente dal 2001. La storia è molto semplice: pubblicità ingannevole. Avevano un cartello (cfr la foto un po’ sfocata) che recita “Partecipa al Family Days. Al raggiungimento di almeno 15 euro di spesa unico scontrino nei reparti Pescheria, Macelleria, Gastronomia subito 5 euro di sconto alle casse”. Fatto spesa, unico scontrino, 28 euro, niente sconto. Perché? I 15 euro erano da spendere in uno solo dei tre reparti. Domanda: ma questo dove stava scritto? Dico, io mi considero un italiano alfabetizzato e quello è senza dubbio un messaggio pubblicitario ingannevole. Ho restituito la mia “bluecard” e non mi vedranno mai più.
Il secondo caso è quello della Banca Agricola Mantovana di Cinisello Balsamo (Gruppo Monte dei Paschi di Siena), di cui sono cliente dal 2005. Chi di voi sa a memoria quando scade il proprio bancomat? Io non lo sapevo. Ora lo so: mi scadeva il 30 aprile. Non me ne accorgo finché non riesco a perfezionare un pagamento venerdì 2 maggio. Lunedì 5 maggio vado in banca dove mi dicono che il nuovo bancomat avrebbe dovuto arrivarmi a casa una settimana prima della scadenza. Controllano che l’indirizzo di spedizione sia corretto e tutto risultata in ordine. Il ritardo, dunque, viene imputato ai ponti (25 aprile e primo maggio), mi tocca attendere fiducioso un paio di giorni. Così è. Dopo due giorni di vana attesa torno in banca: “Scusate ma non potete darmene un altro?”. No, è la risposta. Aspetto ancora. Il 14 maggio mi decido a chiedere aiuto a un bancario di fiducia all’interno della banca. Nessuna risposta. Il 16 sporgo reclamo ufficiale tramite il sito della banca. Il 19 maggio ricevo finalmente risposta dal bancario di fiducia: il bancomat si è perso perché è stato inviato a un vecchio indirizzo (si noti che la Banca è stata la prima azienda che ho informato del mio cambio di residenza due anni fa e mi manda regolarmente le comunicazioni al mio attuale indirizzo). La carta non prevenuta tornerà alla Banca Agricola Mantovana, alla Filiale di Cinisello Balsamo. Solo allora sarò contattato e potrò andarla a ritirare. A oggi, 22 maggio, sono ancora senza bancomat. Nel frattempo vado di assegni e carta di credito prepagata da 22 giorni. Quello che si chiama “attenzione al cliente”… dico, non potevano accorgersi del disguido postale appena ho fatto presente la cosa il 5 maggio, emettere una seconda carta e spedirmela immediatamente al nuovo indirizzo? Ecco. Il conto non posso chiuderlo così velocemente come ho restituito la “blucard” al Gigante, ma è mio fermo intendimento chiudere al più presto i rapporti con il Gruppo Monte dei Paschi di Siena.
Naturalmente le pagine di questo blog sono a disposizione delle due società qualora intendessero replicare.
Il dado è tratto, lascio il mio "posto fisso" come giornalista professionista e mi lancio nella libera professione. Lo so, sono l'uomo più in controtendeza del mondo e forse anche un fesso ;O) Però il lavoro dipendente non mi dava più stimoli, un po' per lo stipendio diciamo "poco adeguato", per essere cortesi, un po' per la carenza di stimoli allo sviluppo professionale. Constatato che il mondo dell'editoria business to business non è amante dei giornalisti professionisti, ho deciso di far da me. Addio quindi ai sofferti buoni pasto da 5,29 euro e a Don Pedro che li accettava a malincuore; addio alla burocrazia di presenze, timbrature e rimborsi spese; addio alla lotta per vedersi riconosciuti una categoria contrattuale. Benvenuto nel mondo dei titolari di partita IVA. Lo so, a quelle arrabbiature se ne sostituiranno altre, il tempo non avrà più tempo e non ci saranno più week end senza pensieri e settimane lavorative di 36 ore. Lo so, volete sapere alla fine che cosa farò. Manterrò da esterno un ruolo su "Automazione e Strumentazione" e ho trovato una nuova collega (Nicoletta) con cui condividere le sofferenze della vita del free lance nell'ambito di TechnicalNews. Farò (e in buona parte faremo) molte cose: attività di ufficio stampa, traduzioni tecniche, consulenze editoriali e, quanto a me, spero di allargare le mie collaborazioni lavorando come free lance anche per altre testate. Il mio obiettivo è raggiungere un equilibrio tra queste attività (non solo free lance, non solo aziende) per mantenere una certa varietà del lavoro, che è molto importante. Bon, auguratemi in bocca al lupo e a presto!
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