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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 Tre rondini fanno primavera, se non stiamo parlando delle stagioni meteorologiche, ma di pizza! È con grande piacere che torno a recensire una pizzeria dopo tanto tempo, merito di una 'new entry' nel panorama milanese. Si tratta di "Il pomodorino" di Via Crema, vicino alla metropolitana di Porta Romana. È il quarto ristorante della catena, gestito da Davide, in precedenza alla guida del Pomodorino di Via Solari, sempre a Milano. Tre rondini, dicevamo, perché tre sono state le volte che ho voluto provare questa pizza prima di scriverne. Ed è effettivamente “primavera”: questa pizza si colloca senza nessun dubbio al vertice della graduatoria milanese meritandosi u n 8 e mezzo. La pizza del Pomodorino di Via Crema si distingue da quella degli altri locali del medesimo franchising (con i quali condivide per il resto il buon livello complessivo degli ingredienti e la gradita abbondanza di basilico) in virtù di due punti di forza.  Il primo è l' impasto, merito del maestro Salvatore Marigliano, pizzaiolo "da tre generazioni", come mi ha raccontato oggi. Morbido, consistente e saporito, questo impasto dà soddisfazione senza appesantire. La pizza risulta incredibilmente “ ariosa” e dona persino un senso di freschezza che resiste al caffè e vi farà compagnia ancora qualche ora. Solitamente diffido di impasti troppo bollosi (in genere figli di tanto lievito e poco riposo); in questo caso devo invece dire che la pizza non ha mai dato problemi di digestione. Credo che il merito di questa ariosità vada ricercato nel tipo di lievitazione… ma guai a toccare il segreto del maestro pizzaiolo!  Il secondo piccolo capolavoro è la qualità della cottura con tanto di cornicione a ' 'macchia di leopardo", una vera chicca introvabile altrove. Volete sapere quanto tempo impegano a cuocere una pizza? 55 secondi, un tempo assolutamente eccellente indice di un forno sempre ben caldo ed equilibrato al cielo e al suolo. Qualcuno dei miei accompagnatori non ha esitato a fare accostamenti con il gotha della pizza napoletana, Michele a forcella. A mio avviso il paragone è eccessivo: la maestria dell'impasto, pur notevole, non eguaglia – per consistenza e digeribilità – i maestri di Napoli e anche il fior di latte, che pure è ai vertici di quanto disponibile a Milano, non può avere il sapore del prodotto di Agerola. Resta comunque il grande merito del Pomodorino di Via Crema di aver stabilito un nuovo punto di riferimento per chi vuole mangiare la vera pizza napoletana a Milano. Note di "contorno". Al pomodorino si mangiano anche tante altre cose buone, su tutte consiglio ‘O cuoppo ‘e Zi Filippo, una frittura mista molto gustosa. Da provare, per chi non resiste al fascino delle verdure, la pizza con peperoni, zucchine e melanzane o la “Ferdinando IV” con melanzane fritte. E se ancora non sapete che cosa sono i friarielli, beh… scegliete la salsiccia, friarielli e provola e scoprirete una nuova dimensione del gusto (e se trovate che la salsiccia non è un gran che non ditelo a Davide che si offende!). A pranzo scegliete il menu pizza: margherita o marinara, acqua e macedonia a 7 euro. Invece a cena preparatevi a spendere molto di più: si parte dai 2 euro del coperto, una birra media vi costerà 4,50 euro e una bottiglia d' acqua da un litro 3 euro… Buon appetito a tutti!
Color dal sol dipinto sì reale svanisci tra le dune d’improvviso miraggio d’immortale desiderio
Calor d’una carezza mi raccoglie se resto a contemplare quella luce che scura splendon gli occhi dal profondo. Mistero di una spezia dell’oriente, il tuo silenzio intona un canto denso d’aromi delicati e melodiosi
Or che passò tempesta riposa le tue membra fiume che porti in piena acque affrettate al mare
Complici le tue anse un tempo non lontano fluente nel tuo abbraccio cingesti me viandante
Di notte, se tardo a sognare, Cupa mi coglie magia d'incontro di streghe e di fate
Poi che calor t'avvinse cieco tizzòn riarso curvo donasti al vento pioggia consunta al fuoco
Di etereo sapore germoglio lasciasti che spira torpore e sogno m'adduce ch'un giorno lontano un fiore sarà
Di Franco (del 05/01/2009 @ 00:20:16, in Arte, linkato 83 volte)
Qualche settimana fa ho letto il bel libro di Daniel Barenboim "La musica sveglia il tempo". Una delle tesi portate avanti nel libro - inserita in un discorso complessivo sul rapporto tra gli ebrei e la musica di Wagner - è che la musica è una forma d'arte che supera il proprio tempo. In effetti, il tema del rapporto tra la musica, il musicista e il loro contesto non è di semplice analisi. A un estremo del filo del discorso troviamo chi sostiene che non bisogna versar tributo con esecuzioni o ascolti a persone, come ad esempio Wagner, che hanno avuto modo di distinguersi per le loro idee "bellicose". All'altro estremo si rischia di considerare il "bello" una cosa "assoluta" e avulsa al contesto in cui è nata, quando sappiamo benissimo che ascoltare, per esempio, Beethoven o Chaikovsky senza conoscerne la storia non sarebbe la stessa cosa... E dunque? Si potrebbe mediare proponendo di "isolare" i contesti: le idee di Wagner erano deplorevoli sul piano politico, ma non su quello musicale. Condanniamolo dunque politicamente, ma non musicalmente. Questa soluzione è di indubbio buon senso, ma trascura il fatto che la parola "politica" ha a che fare con la "weltanschaung" delle persone, con il loro concetto di vita, mondo e persino dell'arte. La musica, da par suo, è arte e in quanto tale è dunque espressione di un modo di essere. I due "mo(n)di" dell'arte e della politica rappresentano quindi ciascuno un fattore di sintesi della persona che non può essere isolato dal contesto. Sono due sfere che si toccano e compenetrano in relazioni estremamente "pericolose" e, spesso, addirittura prolifere. Sono facce della stessa medaglia.
Gentile dott. Di Pietro,
se tutte le volte che le hanno dato del forcaiolo o del giustizialista lei avesse sporto querela per diffamazione, adesso lei sarebbe più ricco del dott. Berlusconi.
Di Franco (del 09/09/2008 @ 08:59:56, in Tennis, linkato 174 volte)
Stanotte Roger Federer ha conquistato a New York il suo 13mo Slam (e il quinto USopen di fila) battendo in finale Andy Murray, giovane scozzese che ha dimostrato eccellenti qualità nel corso dell'ultimo anno e soprattutto in questo torneo. Tra i fan del Re, recentemente scalciato dalla testa della classifica ATP da un Nadal in miglioramento costante, è grande l'entusiasmo per il ritorno del campione. A mio avviso Roger ha semplicemente avuto una giornata meno appannata del suo (recente) solito e non ha avuto difronte un avversario mordace, complici la stanchezza e l'emozione della prima finale di uno Slam. Lo ripeto da inizio 2007 che Federer è in crisi e non certo dal punto di vista tecnico. Per diventare il campione che è questo giocatore ha sempre combinato gran classe con solidità. E la solidità, mi dispiace, è ancora ben lungi da venire. In questo anno e mezzo il Re ci ha sempre regalato momenti di grande tennis (a volte un set, a volte un game, a volte un paio di partite) salvo poi ripiombare nell'oscurità dei suoi pensieri contro il più improbabile dei suoi avversari. Io spero solo che questa vittoria e la pausa in arrivo lo aiutino a ritrovare la fiducia e a tornare quello che era, altrimenti il rischio è di ritrovarci davanti a un nuovo Safin, se pure certamente a ben altri livelli.
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