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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
Ebbene sì, anche io ho ceduto alla tentazione di fare un acquisto di informatica cinese low cost. Volevo un tablet, ma non sapevo se lo avrei effettivamente utilizzato. I prodotti di marca in circolazione o costavano troppo per un esperimento-passatempo o non offrivano nemmeno una porta usb... Ecco che mi dirigo allora sul mitico Superpad 2 - FlyTouch 3 (da me affettuosamente chiamato Chinapad) disponibile sul sito www.myefox.it, un prodotto che sulla carta poteva offrirmi una buona esperienza di prova per un prezzo accessibile (all'epoca 127 euro). Scelgo la spedizione tradizionale con tracciamento del pacco e assicurazione dalle spese doganali. Addì 6 maggio 2011. Com'è andata a finire? Il pacco mi è arrivato dopo 'soli' 50 giorni di fermo in dogana a Linate, da dove mi hanno richiesto una serie di documenti. Ho dovuto pagare 40 euro di tasse (che per fortuna mi hanno rimborsato grazie all'assicurazione). E fin qui va bene. Apro - affannato da 50 giorni di attesa - l'agognato pacco e... non posso usarlo perché non hanno messo l'adattatore per la spina americana dell'alimentatore... Scendo subito a comprarlo, torno a casa, lo collego, lo accendo e.... sorpresa! Il display è difettoso: sotto il vetro ci sono due grossi trucioli di colla... Ma non finisce qui. Già sufficientemente incazzato (il prodotto in sé non mi è nemmeno piaciuto), vado a staccare l'alimentatore e si spegne tutto. Provo a fare due cicli di ricarica da molte ore e niente... la batteria che non tiene la carica. Ultimo dettaglio, la memoria da 4 GB non c'è! Probabilmente la scheda micro SD da 4 GB che dovrebbe essere inclusa è stata mal messa nello slot interno. Non vi dico l'epistolario che ho messo su con il servizio clienti di www.myefox.it! Ho chiesto il rimborso, ma mi hanno offerto solo la riparazione (!). Non solo, devo rimandarlo indietro a mie spese (sapete quanto cosa mandarlo insietro? Solo 34 euro con il servizio base delle poste!). Voi lo avreste fatto? Io ci ho pensato... Anche se nel frattempo il prezzo del prodotto era sceso a 99 euro, poteva ancora valerne la pena.A una condizione: che almeno mi offrissero di rispedirmi il prodotto riparato in tempi rapidi (con DHL) e includendo nuovamente assicurazione doganale! Alle mail con queste domande hanno sempre la cortesia di non rispondere. Cioè, il rischio era di aspettare un mese che arrivasse il prodotto dall'Italia alla Cina, il tempo della "riparazione" e poi il tempo che il prodotto tornasse in Italia. Potenzialmente anche 80 giorni di calendario, con il rischio di dover ripagare anche i 40 euro di dogana a spese mie... Insomma, un vero e proprio bidone! Ho deciso di regalarlo a un amico, insieme lo smonteremo e proveremo ad aprirlo e risolvere da soli queste magagne. Insomma, grazie per il bidone, myefox. Voi sì che siete delle vere e-VOLPI!!
È notte ormai, tarda la prima luna volge all’occaso e di tremor parlante dice il pallore.
Sapida d’intenzioni, vigile a notte faro spenge la luce e di fianza affatto degna dorme il riposo.
Costì tardando, empi tu all’occhi lume ché di cotal commiato gode stupito il canto.
Dormi, candida falce d’astri lucida e fosca fonte. Dormi d’un sonno che già del dì diman sperante albor riluce
 In questi giorni leggiamo dei sussulti nell'editoria generalista: il Corriere decide di far pagare i contenuti da telefonino; Murdoch decide di far pagare le versioni web di Times e Sunday Times. Insomma, tutti sono alla ricerca di un modo di far rendere alle nuove tecnologie quello che perdono sui "media" cartacei. Ci vorrà del tempo perché emerga un nuovo modello di business. E nel frattempo la "carta" continuerà la sua inesorabile discesa, senza però sparire del tutto. Queste sono le dinamiche dell'editoria generalista. L' editoria b2b (business to business) incontra invece una serie di elementi aggiuntivi di difficoltà. Se in precedenza le aziende avevano solo due strumenti per farsi conoscere ai propri potenziali clienti - fiere e riviste specializzate - oggi i mezzi di promozione si sono moltiplicati: siti, pagine sui social network, iniziative promozionali, eventi, convegni, house-organ, mostre locali ed workshop aziendali. Insomma, fiere e riviste specializzate adesso sono solo UNO dei possibili investimenti. Ed è così che la torta della pubblicità da dividere per gli editori si è ridotta significativamente. Ma se agli editori classici rimanevano almeno i lettori (anche loro in calo), all'editoria specializzata invece il conforto degli introiti dagli abbonamenti non è sufficiente: raramente, infatti, queste riviste incassano più di un ottimistico 10% del loro fatturato dai lettori. Un altro elemento da non trascurare è lo scarso numero (in valore assoluto) di lettori di riferimento. Se, per fare un esempio, un editore può inventarsi un servizio nuovo e venderlo a un milione di lettori, lo stesso servizio avrà centinaia o al massimo migliaia di acquirenti potenziali, nel regno b2b. Ovvio quindi che il successo dei vari social network o delle "apps" rivoluzionarie non riguarda il regno della stampa specializzata.La situazione di "asfissia" in cui si trova questo settore (non si conta più il numero di riviste che, dopo essere dimagrite all'inverosimile, chiudono definitivamente i battenti) non è figlia della cattiva "congiuntura economica": la crisi ha solo avuto la funzione di catalizzatore di mali preesitenti. E nessuno degli attori esistenti, in questo momento, osa provare nuovi modelli di business che, se si rivelassero inadeguati, potrebbero portare al tracollo. Tutti aspettano, dunque, e nel frattempo stringono la cinghia. Ma a mio avviso, occorreranno almeno 3-5 anni (e qualche idea) perché l'editoria b2b ritrovi la sua strada e la sua missione. Non sono così sicuro che in questo lasso di tempo la cintura possa restare sempre più stretta... L'economia ha bisogno dell'informazione. Ma all'informazione serve un nuovo orizzonte editoriale.
E' arrivato il momento di riportare l'originale brano del Teeteto da cui è tratta l'espressione che fa da motto a questo sito.
Socrate - Quelli che fin da giovani hanno frequentato tribunali e luoghi simili rischiano proprio di sembrare degli schiavi se messi in rapporto con coloro che sono stati allevati nella filosofia, e negli studi che essa ispira, che sono uomini liberi.
Teodoro - Come mai?
Socrate - E’ che a questi ultimi il bene che tu dici è sempre presente: hanno tempo, e i loro discorsi sono fatti con calma, col tempo che ci vuole. Guarda noi adesso: è già la terza volta che prendiamo discorso dopo discorso; i filosofi faranno sempre così se un argomento, a loro come a noi, piace di più di quello che stanno trattando: a loro non importa nulla della lunghezza o brevità dell’argomento; importa solo di raggiungere la verità. Gli uomini di legge invece non parlano mai ad altri se non ad altra gente a cui manca il tempo: l’acqua della clessidra che scorre davanti ai loro occhi non si ferma ad aspettarli. Non hanno libertà di andare a fondo a loro gradimento sull’argomento del loro discorso: il dovere è là, il loro avversario è implacabile con il suo atto di accusa, e gli articoli della legge una volta proclamati sono barriere che l’arringa non deve oltrepassare, consacrati da reciproco giuramento. Queste persone non sono altro che schiavi davanti al loro comune padrone che siede avendo nelle mani una qualche denuncia. I loro argomenti non hanno mai una portata indifferente, ma sempre immediatamente personale, e spesso la loro stessa vita è il prezzo della gara; così tutte queste prove rafforzano le loro energie, aguzzano il loro ingegno, li rendono abili a dir parole che adulano il padrone, insegnano loro la maniera di guadagnarne la benevolenza e le loro anime diventano piccole e contorte. Crescita, rettitudine, libertà, la stessa giovinezza: la loro schiavitù gli porta via tutto, costringendoli a pratiche tortuose; getta le loro anime ancora giovani in pericoli così gravi e in così gravi paure che non potendo contrapporvi il giusto e il vero, si rivolgono tutti alla menzogna, all’ingiustizia che si fanno gli uni con gli altri, e così si piegano, vivono in modo contorto, si rimpiccioliscono. Così non c’è più nulla di sano nel loro pensiero quando la loro adolescenza ha termine e diventano uomini, e credono di essere esperti e saggi.
Mentre su oscuro manto muto mirar ponea tenue chiaror soggiunse d'alba di terza luna
Mi è sempre piaciuto tradurre dal Latino.Certo, da quando traducevo impunemente il "De Vita Beata" di Seneca sono passati una quindicina di anni... durante i quali tanta sabbia si è posata sulle mie conoscenze.
Però un po' di archeologia dell'io la pratico sempre con piacere. Ecco il risultato: due celebri carmi del poeta tradotti da me a inizio ottobre 2008.
"Vivamus mea Lesbia,atque amemus, Rumoresque senum severiorum Omnes unius aestimemus assis. Soles occidere et redire possunt; Nobis cum semel occidit brevis lux, Nox est perpetua una dormienda. Da mi basia mille, deide centum, Dein mille altera, dein seconda centum, Deinde usque altera mille, deinde centum. Dein, cum milia multa fecerimus, Conturbabimus illa, ne sciamus, Aut ne quis malus invidere possit, Cum tantum sciat esse basiorum." Viviamo, mia Lesbia, e amiamoci e ai brusii dei severi anziani diamo in tutto il valor di un nulla. Il sole sa morire e sa tornare; quando la breve luce se ne andrà, ci resterà solo un'eterna notte da dormire. Dammi mille baci, poi cento, e poi mill'altri e cento ancora poi di nuovo altri mille, poi cento. Poi, quando ne saran tante migliaia, li confonderem per non saperlo e perché nessun possa invidiarci al saper che tanti sono i baci
(traduzione di Franco Canna)
Il buon Catullo una volta si prese la briga di riscrivere a modo suo una poesia di Saffo dedicata alla sua Lesbia. La seconda e la terza strofa, con la descrizione del torpore d'amore, sono indimenticabili. E descrivono, con grazia di minuzie, sentimenti altrimenti indescrivibili... Quanto all'ultima strofa, mi faccio un augurio: se questa è la rovina, che possa io andare in malora per tutta la vita!
"Ille mi par esse deo videtur, ille, si fas est, superare divos, qui sedens adversus identidem te spectat et audit dulce ridentem, misero quod omnis eripit sensus mihi: nam simul te, Lesbia, aspexi, nihil est super mi
lingua sed torpet, tenuis sub artus flamma demanat, sonitu suopte tintinant aures, gemina teguntur lumina nocte. otium, Catulle, tibi molestum est: otio exsultas nimiumque gestis: otium et reges prius et beatas perdidit urbes." Pari a un dio mi sembra o, se è lecito, superiore agli dei chi, sedutoti di fronte, lungamente ti guarda e t'ascolta nel tuo dolce sorriso, che, a me misero, rapisce tutti i sensi: appena ti vedo, infatti, Lesbia, non mi resta nemmeno un fil di voce la lingua s'intorpidisce, sottile sotto pelle una fiamma s'infonde, del loro stesso suono rimbombano le orecchie, i miei due occhi s'offuscan come a notte L'amore, Catullo, ti fa male: per amore esulti e troppo smani: l'amore ha già rovinato re e città un tempo assai felici.
Ed eccone una versione in Napoletano, da migliorare con i vostri contributi... commentate!
A me pare ‘nu pataterno O uno cchiù meglio ancora chi, assettato ‘n faccia a te, te po’ guarda’ e sta a senti’ nu sacc ‘e tiemp
a te ca doce doce ce miett’ ‘nu sorriso, ca marammè me stupedea sano sano: cumm’ te veco, Lesbia, nun me rimmane niente manco nu poco ‘e voce
a lengua s ‘nturzechea e dint’ all’ossa se spanne ‘na lampa, ‘e rrecchie s’arriegneno d’‘o loro istesso rummore e ‘ll’uocchie mie se stutano int’o scuro
L'ammore, Catu’, te fa fa sulo guaje: l’ammore te fa sciala’ e te ne vaje ‘e capa: l'ammore ha già ‘nuajato a rre e città ca ‘na vota stevan’ tantu belle.
(traduzione di Franco Canna)
I Non tutti sanno che gli Annales e le Historiae di Tacito non si limitarono al racconto dei tempi della Roma imperiale, dalla morte di Augusto all'avvento della dinastia degli Antonini. Sono stati rinvenuti alcuni libri degli Annales relativi a periodi successivi al 117 dc, anno della scomparsa dello storico. Queste altre vicende sono descritte con la medesima cura e precisione storica che caratterizza i resoconti noti dell'età imperiale. Il lettore potrebbe obiettare che questo Publio Cornelio Tacito non fu coevo di Nerone e Domiziano, ma di Federico II o di Machiavelli o Galileo. Tenga tuttavia nel dovuto conto questo altro elemento: l'ultima delle annate documentate da Tacito potrebbe difficilmente definirsi "storica": a meno di non convincerci che stiamo vivendo nell'anno 2345. E questa è anche la ragione unica per cui il fatto stesso che gli Annales non finiscano i loro racconti all'anno 96 dc è opportunamente occultato alla pubblica opinione.
Ditemi voi se è normale che Repubblica definisca "antiitaliano" un uomo che si opponeva al colonialismo e al fascismo...  Per sapere invece chi era al-Mukhtar cosiglio questo breve articolo de Il Sole 24 ORE
Che cosa succederà adesso, dopo i clamorosi (???) risultati delle Europee 2009? "Sinistra in libertà" coglierà l'occasione per una bella scissione tra l'anima verde e quella socialista; "Biforcazione Comunista" e i "Consumisti Italiani", terrorizzati dalla pericolosa vicinanza al 4%, non si presenteranno mai più insieme. Il "Partito Demorauco" proporrà sottovoce un nuovo congresso con massimo tre correnti a testa per parisiani, teodem, dalemiani, rutelliani, socialisti, prodiani/ulivisti; "l'Italia dei livori" si arrabbierà il doppio e sempre più sgrammaticatamente; "l'Unione dei Casini" proporrà Vittorio Emanuele Re d'Europa; il "Populismo della Libertà" se la prenderà con i giudici per non aver preso il 40%; la "Lega il Nord" presenterà un candidato sindaco in tutti i comuni settentrionali del Lazio; "'A Destra" lascerà i "Pensionanti" e si unirà con "Fossa Nuova"; i "Radicanti" faranno uno sciopero del sesso e chiederanno a Vespa una trasmissione compensativa per puntare al 4% alle prossime elezioni e poi si scioglieranno. Insomma, non cambierà niente...
Non più di un mesetto fa ho intervistato per Rivista di Meccanica Oggi una persona di Prima Industrie. Stavo raccogliendo informazioni per un articolo che parlava di fusioni, acquisizioni e alleanze tra imprese. Di Prima Industrie mi interessavo per via dell'importante acquisizione della società Finn Power.
Non sono impazzito, sto raccontando questo episodio per un motivo meritorio. Dunque, ho saputo adesso che l'amministratore delegato di Finn Power Italia è l'ing. Franco Canna, mio omonimo.
Come? Non valeva la pena leggere questa storia? Beh, allora vuol dire che non amate quanto me le storie diseredate... e questa lo è: si parla tanto e spesso di storie e destini che si incrociano, ma poco di quelli che, magari per poco, non si incrociano affatto. Vorrei dunque approfittarne per fare una dedica alle cose che non succedono.
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06/02/2012 @ 10.03.19
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