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\\ Il mio blog
Novità, pensieri, idee...
E' arrivato il momento di riportare l'originale brano del Teeteto da cui è tratta l'espressione che fa da motto a questo sito.
Socrate - Quelli che fin da giovani hanno frequentato tribunali e luoghi simili rischiano proprio di sembrare degli schiavi se messi in rapporto con coloro che sono stati allevati nella filosofia, e negli studi che essa ispira, che sono uomini liberi.
Teodoro - Come mai?
Socrate - E’ che a questi ultimi il bene che tu dici è sempre presente: hanno tempo, e i loro discorsi sono fatti con calma, col tempo che ci vuole. Guarda noi adesso: è già la terza volta che prendiamo discorso dopo discorso; i filosofi faranno sempre così se un argomento, a loro come a noi, piace di più di quello che stanno trattando: a loro non importa nulla della lunghezza o brevità dell’argomento; importa solo di raggiungere la verità. Gli uomini di legge invece non parlano mai ad altri se non ad altra gente a cui manca il tempo: l’acqua della clessidra che scorre davanti ai loro occhi non si ferma ad aspettarli. Non hanno libertà di andare a fondo a loro gradimento sull’argomento del loro discorso: il dovere è là, il loro avversario è implacabile con il suo atto di accusa, e gli articoli della legge una volta proclamati sono barriere che l’arringa non deve oltrepassare, consacrati da reciproco giuramento. Queste persone non sono altro che schiavi davanti al loro comune padrone che siede avendo nelle mani una qualche denuncia. I loro argomenti non hanno mai una portata indifferente, ma sempre immediatamente personale, e spesso la loro stessa vita è il prezzo della gara; così tutte queste prove rafforzano le loro energie, aguzzano il loro ingegno, li rendono abili a dir parole che adulano il padrone, insegnano loro la maniera di guadagnarne la benevolenza e le loro anime diventano piccole e contorte. Crescita, rettitudine, libertà, la stessa giovinezza: la loro schiavitù gli porta via tutto, costringendoli a pratiche tortuose; getta le loro anime ancora giovani in pericoli così gravi e in così gravi paure che non potendo contrapporvi il giusto e il vero, si rivolgono tutti alla menzogna, all’ingiustizia che si fanno gli uni con gli altri, e così si piegano, vivono in modo contorto, si rimpiccioliscono. Così non c’è più nulla di sano nel loro pensiero quando la loro adolescenza ha termine e diventano uomini, e credono di essere esperti e saggi.
Mentre su oscuro manto muto mirar ponea tenue chiaror soggiunse d'alba di terza luna
Mi è sempre piaciuto tradurre dal Latino.Certo, da quando traducevo impunemente il "De Vita Beata" di Seneca sono passati una quindicina di anni... durante i quali tanta sabbia si è posata sulle mie conoscenze.
Però un po' di archeologia dell'io la pratico sempre con piacere. Ecco il risultato: due celebri carmi del poeta tradotti da me a inizio ottobre 2008.
"Vivamus mea Lesbia,atque amemus, Rumoresque senum severiorum Omnes unius aestimemus assis. Soles occidere et redire possunt; Nobis cum semel occidit brevis lux, Nox est perpetua una dormienda. Da mi basia mille, deide centum, Dein mille altera, dein seconda centum, Deinde usque altera mille, deinde centum. Dein, cum milia multa fecerimus, Conturbabimus illa, ne sciamus, Aut ne quis malus invidere possit, Cum tantum sciat esse basiorum." Viviamo, mia Lesbia, e amiamoci e ai brusii dei severi anziani diamo in tutto il valor di un nulla. Il sole sa morire e sa tornare; quando la breve luce se ne andrà, ci resterà solo un'eterna notte da dormire. Dammi mille baci, poi cento, e poi mill'altri e cento ancora poi di nuovo altri mille, poi cento. Poi, quando ne saran tante migliaia, li confonderem per non saperlo e perché nessun possa invidiarci al saper che tanti sono i baci
(traduzione di Franco Canna)
Il buon Catullo una volta si prese la briga di riscrivere a modo suo una poesia di Saffo dedicata alla sua Lesbia. La seconda e la terza strofa, con la descrizione del torpore d'amore, sono indimenticabili. E descrivono, con grazia di minuzie, sentimenti altrimenti indescrivibili... Quanto all'ultima strofa, mi faccio un augurio: se questa è la rovina, che possa io andare in malora per tutta la vita!
"Ille mi par esse deo videtur, ille, si fas est, superare divos, qui sedens adversus identidem te spectat et audit dulce ridentem, misero quod omnis eripit sensus mihi: nam simul te, Lesbia, aspexi, nihil est super mi
lingua sed torpet, tenuis sub artus flamma demanat, sonitu suopte tintinant aures, gemina teguntur lumina nocte. otium, Catulle, tibi molestum est: otio exsultas nimiumque gestis: otium et reges prius et beatas perdidit urbes." Pari a un dio mi sembra o, se è lecito, superiore agli dei chi, sedutoti di fronte, lungamente ti guarda e t'ascolta nel tuo dolce sorriso, che, a me misero, rapisce tutti i sensi: appena ti vedo, infatti, Lesbia, non mi resta nemmeno un fil di voce la lingua s'intorpidisce, sottile sotto pelle una fiamma s'infonde, del loro stesso suono rimbombano le orecchie, i miei due occhi s'offuscan come a notte L'amore, Catullo, ti fa male: per amore esulti e troppo smani: l'amore ha già rovinato re e città un tempo assai felici.
Ed eccone una versione in Napoletano, da migliorare con i vostri contributi... commentate!
A me pare ‘nu pataterno O uno cchiù meglio ancora chi, assettato ‘n faccia a te, te po’ guarda’ e sta a senti’ nu sacc ‘e tiemp
a te ca doce doce ce miett’ ‘nu sorriso, ca marammè me stupedea sano sano: cumm’ te veco, Lesbia, nun me rimmane niente manco nu poco ‘e voce
a lengua s ‘nturzechea e dint’ all’ossa se spanne ‘na lampa, ‘e rrecchie s’arriegneno d’‘o loro istesso rummore e ‘ll’uocchie mie se stutano int’o scuro
L'ammore, Catu’, te fa fa sulo guaje: l’ammore te fa sciala’ e te ne vaje ‘e capa: l'ammore ha già ‘nuajato a rre e città ca ‘na vota stevan’ tantu belle.
(traduzione di Franco Canna)
I Non tutti sanno che gli Annales e le Historiae di Tacito non si limitarono al racconto dei tempi della Roma imperiale, dalla morte di Augusto all'avvento della dinastia degli Antonini. Sono stati rinvenuti alcuni libri degli Annales relativi a periodi successivi al 117 dc, anno della scomparsa dello storico. Queste altre vicende sono descritte con la medesima cura e precisione storica che caratterizza i resoconti noti dell'età imperiale. Il lettore potrebbe obiettare che questo Publio Cornelio Tacito non fu coevo di Nerone e Domiziano, ma di Federico II o di Machiavelli o Galileo. Tenga tuttavia nel dovuto conto questo altro elemento: l'ultima delle annate documentate da Tacito potrebbe difficilmente definirsi "storica": a meno di non convincerci che stiamo vivendo nell'anno 2345. E questa è anche la ragione unica per cui il fatto stesso che gli Annales non finiscano i loro racconti all'anno 96 dc è opportunamente occultato alla pubblica opinione.
Ditemi voi se è normale che Repubblica definisca "antiitaliano" un uomo che si opponeva al colonialismo e al fascismo...  Per sapere invece chi era al-Mukhtar cosiglio questo breve articolo de Il Sole 24 ORE
Che cosa succederà adesso, dopo i clamorosi (???) risultati delle Europee 2009? "Sinistra in libertà" coglierà l'occasione per una bella scissione tra l'anima verde e quella socialista; "Biforcazione Comunista" e i "Consumisti Italiani", terrorizzati dalla pericolosa vicinanza al 4%, non si presenteranno mai più insieme. Il "Partito Demorauco" proporrà sottovoce un nuovo congresso con massimo tre correnti a testa per parisiani, teodem, dalemiani, rutelliani, socialisti, prodiani/ulivisti; "l'Italia dei livori" si arrabbierà il doppio e sempre più sgrammaticatamente; "l'Unione dei Casini" proporrà Vittorio Emanuele Re d'Europa; il "Populismo della Libertà" se la prenderà con i giudici per non aver preso il 40%; la "Lega il Nord" presenterà un candidato sindaco in tutti i comuni settentrionali del Lazio; "'A Destra" lascerà i "Pensionanti" e si unirà con "Fossa Nuova"; i "Radicanti" faranno uno sciopero del sesso e chiederanno a Vespa una trasmissione compensativa per puntare al 4% alle prossime elezioni e poi si scioglieranno. Insomma, non cambierà niente...
Non più di un mesetto fa ho intervistato per Rivista di Meccanica Oggi una persona di Prima Industrie. Stavo raccogliendo informazioni per un articolo che parlava di fusioni, acquisizioni e alleanze tra imprese. Di Prima Industrie mi interessavo per via dell'importante acquisizione della società Finn Power.
Non sono impazzito, sto raccontando questo episodio per un motivo meritorio. Dunque, ho saputo adesso che l'amministratore delegato di Finn Power Italia è l'ing. Franco Canna, mio omonimo.
Come? Non valeva la pena leggere questa storia? Beh, allora vuol dire che non amate quanto me le storie diseredate... e questa lo è: si parla tanto e spesso di storie e destini che si incrociano, ma poco di quelli che, magari per poco, non si incrociano affatto. Vorrei dunque approfittarne per fare una dedica alle cose che non succedono.
Recentemente, guardando un po' che cosa si dice in giro della pizza di "Il pomodorino", di cui ho appena scritto una piccola recensione, mi sono imbattuto in un articolo pubblicato a settembre su repubblica.it a firma di Mariella Tanzarella. Lo riporto per contestarlo in alcuni punti
La pizza napoletana è low cost
Repubblica — 07 settembre 2008 pagina 1 sezione: MILANO
Visto da fuori, sembra uno di quei locali associati a grandi catene, magari in franchising. Grandi, con molti coperti, rumorosissimi. Impostazione partenopea, prezzi medio-bassi e qualità idem, salvo eccezioni. E invece? Il Pomodorino ha ristoranti a Napoli e a Milano (via Friuli, Solari, Morosini, prossimamente via Crema). Ma ha qualità più che accettabile e prezzi davvero contenuti. Certo, l' ambiente è vastissimo e c' è un po' l' effetto mensa, o meglio, villaggio-vacanze. Il rumore non è attutito. E può capitare che la pasta della pizza si inumidisca un po' e cuoccia meno al centro... Però tutto il resto funziona. I camerieri, pur affannati a servire un numero impressionante di clienti, sono gentilissimi. La pizza (5,30 euro la Margherita), incidenti a parte, è simil-napoletana, fatta con buoni ingredienti. I «cuoppi», i cartoccetti pieni di delizie fritte (mozzarelline, panzerottini, arancini, verdure, 5, 50, oppure tutto pesce, 8,20), sono sfiziosi. E tutto è economico. Il segreto (forse): non è franchising, e tutto, compresi i dipendenti, viene scelto e controllato dai quattro soci napoletani. Il Pomodorino, via Morosini 5, 0255180320, sui 25 euro, carte di credito, sempre aperto. - MARIELLA TANZARELLA ------------ Dunque innanzitutto Il Pomodorino è un marchio in franchising (basta andare sul loro sito per trovare la sezione "franchising", appunto). In secondo luogo l'espressione "può capitare che la pasta della pizza si inumidisca un po' e cuoccia meno al centro" è assolutamente senza senso, può dirla solo chi non ha idea di che cosa sia un impasto e come funzioni una cottura. E che vuol dire pizza simil-napoletana? La pizza di Il Pomodorino è una pizza di tipo napoletano. Le pizze "simil napoletane" sono ben altre: quella della vicina Taverna, per esempio; o quella di Maruzzella in Porta Venezia; quella della Cuccuma in zona Loreto. Ma per non sembrare l'avvocato di Il Pomodorino vi dirò anche un'altra cosa: non è vero che "tutto è economico": a meno che non sfruttiate i menu a ora di pranzo (quelli sì molto convenienti: 7 euro margherita, acqua e macedonia), a cena e nel week end una margherita e una birra con gli amici a cena vi costeranno circa 15 euro e il prezzo salirà oltre i 20 euro in caso di dolce o antipasto e caffè o limocello. Certo che c'è anche di peggio in giro (soprattutto con una qualità nettamente inferiore), ma dire che Il Pomodorino è economico è un po' troppo...
 Tre rondini fanno primavera, se non stiamo parlando delle stagioni meteorologiche, ma di pizza! È con grande piacere che torno a recensire una pizzeria dopo tanto tempo, merito di una 'new entry' nel panorama milanese. Si tratta di "Il pomodorino" di Via Crema, vicino alla metropolitana di Porta Romana. È il quarto ristorante della catena, gestito da Davide, in precedenza alla guida del Pomodorino di Via Solari, sempre a Milano. Tre rondini, dicevamo, perché tre sono state le volte che ho voluto provare questa pizza prima di scriverne. Ed è effettivamente “primavera”: questa pizza si colloca senza nessun dubbio al vertice della graduatoria milanese meritandosi u n 8 e mezzo. La pizza del Pomodorino di Via Crema si distingue da quella degli altri locali del medesimo franchising (con i quali condivide per il resto il buon livello complessivo degli ingredienti e la gradita abbondanza di basilico) in virtù di due punti di forza.... continua a leggere questo articolo
Color dal sol dipinto sì reale svanisci tra le dune d’improvviso miraggio d’immortale desiderio
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