

Il
Manifesto
dei
Poeti della Cerchia resistenzialista
- Rivalutare la poesia della vita fuggendo l'epitaffio della notte -
Un enigmatico mistero quello
della vita: una poesia senza quartine né terzine, senza simmetrie, senza
equità. Poca struttura e una fine certa. Noi, poeti esistenzialisti,
ci proponiamo di valorizzare l'effimera esperienza della vita a partire dalla
comprensione profonda dell'eternità, affascinante quanto irrimediabile,
della morte.
Occorre riconoscere che la morte è, di per sé, la tappa conclusiva
solenne e ineffabile di un percorso irto, pieno di gioie caduche, troppo spesso
fittizie, e di dolori aspri, non sempre acuti, ma dal tratto costante e tormentoso.
Per questo la morte appare a molti una liberazione, un sollievo. Noi, tuttavia,
riteniamo che non sia mai l'ora di abbandonare e abbandonarsi; vana è,
infatti, la speranza di trarre il sospirato sollievo giacché nulla più
può essere sentito: non dolore, non sollievo. È per questo motivo
che crediamo sia necessario opporre una strenua resistenza all'attrazione, per
quanto forte, che su di noi esercita la notte della vita. Un crepuscolo, per
quanto triste, deve essere vissuto intensamente e dilatato per quanto possibile.
È solo maturando esperienze, traumi, delusioni che si può apprezzare
il sollievo dell'attenuazione della pena e non riparandosi nel neutro nulla;
è solo continuando a cadere, a rialzarsi e a correre per poi inciampare
ancora che si può giudicare se non siano valse, in fondo, le pene.
I poeti della Cerchia Resistenzialista